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Lampedusa e Guardia Costiera: un lavoro quotidiano svolto in "maniera grande"

14.10.2013 16:06

Per il personale della Guardia Costiera, il soccorso e la salvaguardia della vita umana in mare, indipendentemente dalla provenienza o nazionalità, è la più alta espressione della cultura marinara di cui tutti gli italiani dovrebbero andare orgogliosi».
«Le dichiarazioni di chi critica l’operato di quegli uomini e donne, proponendosi e dicendo di saper fare di meglio, sanno di sciacallaggio. Probabilmente non tutti sono a conoscenza del fatto che la Guardia Costiera è un Corpo composto da quasi 11.000 uomini che svolge attività di polizia marittima a 360°, con tutele derivanti solo dalla sensibilità dei propri vertici. Non ci sono leggi che tutelano il loro lavoro: l’attività operativa si svolge per la maggior parte senza possibilità di difendersi se non "diplomaticamente" e a mani nude, perché non è riconosciuto uno status di pubblica sicurezza che garantisca al personale una tutela fisica e giuridica; il personale che svolge il soccorso in mare, specialmente in quelle acque, lo fa percependo 3 euro per ogni ora di lavoro svolto fuori dall’orario di servizio, senza straordinari e senza alcun riconoscimento morale se non il sincero affetto del Comandante Generale e dei colleghi. Quindi lo si fa unicamente per il grande senso di responsabilità verso il prossimo».

Nello specifico della tragica vicenda relativa all’annegamento di centinaia di immigrati nelle acque antistanti Lampedusa, degli scorsi giorni, si registrano purtroppo anche alcune assurdità. Infatti, mai un collega avrebbe potuto dire a dei civili marittimi di non salvare delle vite umane perché clandestini. Anche dopo la legge "Bossi-Fini" non si è mai verificato che un essere umano sia stato abbandonato in mare: non è nel nostro DNA. Viceversa, sulla salvaguardia dalla vita in mare vi è sempre una profonda collaborazione con i marittimi e con la popolazione locale».

«Secondo le fonti del Ministero degli Interni, quest’anno sono stati tratti in salvo fra i 35.000 e i 40.000 naufraghi. Sono certo che almeno il 90% di essi sono passati "tra le mani" degli equipaggi delle motovedette della Guardia Costiera».

«Se dovesse esserci qualcosa da migliorare nell’organizzazione, rammento che l’Ammiraglio Pollastrini propose di istituire il Dipartimento del Mare (alla stessa stregua della DIA) per coordinarne le operazioni. Inoltre vi è ancora in sospeso un "riordino del Corpo", tanto atteso dal personale, che potrebbe dare soddisfazione morale e valorizzare le professionalità, nonché lo stesso Corpo che ha oggi un ruolo fondamentale per tutta l’Europa».

«Non chi vive "alla grande" la vita è un eroe, ma chi vive la quotidianità in "maniera grande". Il senso di umanità che i colleghi sanno esprimere, dovrebbe inorgoglire tutti italiani e il mondo intero».

 

(articolo di Antonello Ciavarelli per GrNet.it)

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